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mercoledì 31 ottobre 2012

“Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino - LEGGI TU CHE LEGGO ANCH'IO

 Romanzo favolistico scritto nel 1959  fa parte della trilogia I nostri Antenati, assieme al "Barone Rampante" e al "Visconte dimezzato". Ambientato nel medioevo tra i paladini di Carlo Magno, il racconto narra le prodezze e le avventure di Agilulfo, impavido cavaliere dotato di bianca ed impeccabile armatura ma al cui interno non esiste corpo, non esistono braccia, testa, gambe,  … niente, appunto “inesistente”. Gestualità, coraggio, nobiltà, eloquio, operosità gli appartengono, forza di volontà e fede infondono vita all’armatura-involucro, che è un tutt'uno con l'anima del cavaliere. Ma egli è senza corpo, sprovvisto di qualsivoglia consistenza fisica. Tanto inesistente appunto nella sua fisicità, quanto dinamico ed operoso nella sua condotta e volitivo nel suo temperamento.
Il romanzo è scritto con penna guizzante, con stile divertente e divertito, ma in realtà rappresenta una fredda e lucida, seppur beffarda, metafora sull’individuo dell’era moderna, in cui l’uomo si rivela nullo se privato del proprio ruolo all'interno della grande meccanica sociale. Come appunto Agilulfo, cavaliere sì senza corpo ma vivente e scalpitante finchè possiede un titolo e persegue una missione, ma che poi decide di abbandonare l'armatura e lasciarsi morire quando scopre, erroneamente,  l'invalidità del suo diritto ad essere cavaliere.
Pieno di situazioni comiche e di trovate buffonesche, il racconto si lascia leggere molto piacevolmente, grazie anche alla passionalità e alla "verve" dei personaggi minori. Tra questi, per la naturale simpatia che immediatamente suscita, spicca l'indimenticabile Rambaldo, giovane compagno d'armi del protagonista, perdutamente e vanamente innamorato della giovane e bella guerriera Bradamante, ma che dopo tanto penare, e tanto rincorrerla per mari e per monti, vedrà finalmente premiata la sua caparbietà ed il suo ardore autentico. 

 
Massimo C. 
     

mercoledì 24 ottobre 2012

Resoconto del gruppo di lettura su "Appuntamento al tramonto" di Christian Bergi



Giovedì 18 ottobre 2012
Cari amici del giovedì!

Il libro di Christian Bergi, “Appuntamento al tramonto”, è stato un pretesto per parlare delle nostre diverse idee di primo amore. Amore eterno, amore litigarello, amore lampo, amore fluttuante, amore impossibile, amore multiforme e anche multiplo (ovvero perché accontentarsi di un primo amore se se ne possono avere molti?). Credo che le disquisizioni filosofiche sull’amore che non si dimentica abbiano messo di buon umore tutti noi.
Il libro è sembrato a tutti gradevole e di piacevole lettura. Alcune pagine sono state considerate un po’ ripetitive, ma vengono compensate dai molti spunti intensi e originali. Ognuno di noi è stato colpito in maniera particolare da frasi o episodi del libro: dai delfini che dormono affiancati con un occhio aperto per proteggersi a vicenda, alla cravatta indossata solo nell’occasione importante dell’apertura del bar di famiglia; dalle definizioni di amore, alla spensieratezza ritrovata creando bolle di sapone in mezzo alla piazza.
Qualcuno ha fatto difficoltà all’inizio a seguire il protagonista in una vecchiaia avvertita come pena e fastidio. Superato il primo scoglio, l’immedesimazione diventa più semplice e si seguono con partecipazione i passi compiuti da Andrea per seguire il proprio sogno lungo una vita.
Concedersi di vivere ogni attimo con passione, indipendentemente dall’età e dai problemi, è un’occasione che ci viene concessa. Il romanzo racconta una realtà immaginaria e in fondo improbabile, ma ci ricorda che abbiamo la capacità di immaginare “come sarebbe bello se…”. Come sarebbe bello se i sogni non invecchiassero, come sarebbe bello se i pregiudizi nei confronti di chi incontriamo non fossero insormontabili, come sarebbe bello se imparassimo a giocare con i giorni.
Qualcuno di noi, che ha letto il libro da un po’ di tempo, ha nel ricordo l’idea dell’amicizia tra Andrea e il giovane Matthias. Un rapporto elettivo, che trascende l’età anagrafica.
Nel prossimo gruppo, MARTEDì 20 novembre, parleremo de “L’odore acido di quei giorni” di Paolo Grugni. 
Vi ricordiamo che Christian Bergi presenterà “Appuntamento al tramonto” a Pieve di Bono l’8 novembre a Pieve di Bono.

lunedì 22 ottobre 2012

"TEMISTOCLE", Paola Valente - LEGGI TU CHE LEGGO ANCH'IO

La giovane Chiara P. ci consiglia il libro "Temistocle" di Paola Valente. Per il semplice motivo che le è piaciuto. I consigli semplici sono sempre i migliori!

mercoledì 17 ottobre 2012

CINEMA - Tione

Scanner in bianco e nero spero sia chiaro...

Corso di scrittura creativa - Giulio Mozzi

5 week-end di scrittura con GIULIO MOZZI
Leggendo e analizzando le Vite di Pontiggia impareremo le risorse, insospettabilmente ricche, di uno stile di scrittura asciutto, essenziale, veloce, preciso e distaccato. E impareremo inoltre come nella più banale delle esistenze sia possibile individuare un arco narrativo, uno o più punti di svolta decisivi, una vera e propria suspance, insomma: il vero senso dell’avventura.
Lavorando in parte in aula e in parte in rete – per mezzo di una lista di discussione e di un blog dedicati – cercheremo non solo di esercitarci astrattamente, ma di andare a costruire una vera e propria nuova collezione di vite – di uomini e donne rigorosamente non illustri, quindi simili a noi: noi stessi, forse.
Per maggiori informazioni Corso di scrittura creativa 


Bando borse di studio per i corsi di teatro

BANDO BORSE DI STUDIO 2012 – 2013:
1. L’Accademia Trentina di Comunicazione e Spettacolo (c/oTeatro Spazio14, Via Vannetti14 – 38122 Trento), per l’anno accademico 2012 – 2013 mette a disposizione:
n. 3 borse di studio che permettono all’allievo di accedere al Corso di Teatro (base, intermedio, avanzato/atelier) pagando la sola quota d’iscrizione pari a € 20,00 senza ulteriori rate.
per maggiori informazioni Spazio14

venerdì 12 ottobre 2012

Percorso filosofico con Alessandro Genovese e Nicola Zuin

"La paura del mondo e la meraviglia della conoscenza"

Percorso filosofico a cura di Alessandro Genuvese e Nicola Zuin

Un percorso alla ricerca di come i sentimenti della paura e della meraviglia abbiano condizionato e formato le
strutture stesse della flosofa e della scienza occidentali: la ricerca della conoscenza e la visione del mondo.

I. La paura del futuro e la nascita della filosofia: l'arco di Apollo e le corna di Dioniso (15 novembre 2012 ore 20.30)

Alla sorgente dell'occidente, dove il mito e la religione si incarnano nella filosofa e nella scienza, Apollo e
Dioniso rappresentano emblematicamente la natura sfuggente e contraddittoria della realtà: il greco si sente
sfidato dall'Olimpo e allo stesso tempo sfida la divinità proprio sul terreno della conoscenza e in particolare
sulla conoscenza di ciò che lo spaventa più di ogni altra cosa: il futuro.

II. La paura del Nulla e la sfida del Divenire: Eraclito e Parmenide (22 novembre 2012 ore 20.30)

Onde sfuggire allo spettro del non-essere, consigliato dalla dea della Giustizia, ma rigorosamente fedele alle
regole del Logos, Parmenide si vede costretto ad affermare l'essere come uno, immobile ed immutabile,
negando in un colpo solo la molteplicità, il movimento e il divenire e dimostrando quindi l'impossibilità che
il mondo che abbiamo davanti agli occhi ...sia. Eppure Eraclito ci aveva convinto del contrario!

III. La meraviglia del mondo e la paura dell'infinito: Aristotele e Giordano Bruno (6 dicembre 2012 ore 20.30)

Ogni effetto ha una causa. E ogni causa è a sua volta l'effetto di una causa che la causa. Sembra evidente.
Ma continuando in questo modo si rischierebbe di andare all'infinito. E questo non si può pensare, dunque
non può nemmeno essere... così concluse il pavido stagirita, che da questo dedusse la necessità del motore
immobile. E se invece il mondo fosse infinito? O addirittura ci fossero infiniti mondi?

IV. La paura della solitudine: la claustrofobia dell'Io cartesiano (13 dicembre 2012 ore 20.30)

Dubitando metodicamente di ogni cosa, alla ricerca di qualcosa di cui non sia più possibile dubitare, Renèe
Descartes giunge fnalmente a ri-fondare l'intera flosofa sull'indiscutibilità dell'affermazione di sé in quanto
dubitante: cogito ergo sum. Ma quando inutilmente proverà ad uscire da quel punto fermo, per sollevare il
mondo alla maniera di Archimede, il filosofo si scoprirà completamente solo.

V. La paura dell'ignoto e la scoperta della meraviglia: la caverna di Platone (20 dicembre 2012 ore 20.30)

Platone ci rimprovera di vivere tutti come rinchiusi in una caverna, prigionieri inconsapevoli delle tremule
ombre che continuiamo a scambiare per realtà. E se qualcuno ci dicesse che là fuori c'è un mondo pieno di
suoni, colori e profumi? Avremmo il coraggio di abbandonare la tiepida quiete della consuetudine per
affrontare il rischio della risalita verso la luce della verità? Socrate non ha paura.


I LOVE LIBYA - SPETTACOLO TEATRALE

giovedì 4 ottobre 2012

mercoledì 3 ottobre 2012

"SONDERKOMMANDO" di Shlomo Venezia - LEGGI TU CHE LEGGO ANCH'IO

Nel giorno della morte di Shlomo Venezia ricordo il suo libro sulla vita in un crematorio a Buchenwald negli anni 1943/44/45. Ho trovato il suo racconto molto
equilibrato, anche se molto sofferto.Un'esperienza tragica in condizioni
tragiche. Leggere per non dimenticare.
Elena L.

lunedì 1 ottobre 2012

RESOCONTO DEL GRUPPO DI LETTURA SU "Il CIRCO IVANKOVIC"



Milena C. si è offerta di scrivere il resoconto del gruppo di lettura di questo mese. Lo pubblichiamo, ringraziandola per il tempo investito e per la gentilezza.

"Dopo una breve pausa estiva, primo appuntamento del piccolo grande gruppo di lettura.
“Il circo Ivankovic”, di Daniele Cerrai, è il protagonista delle nostre considerazioni.
Jenny, il personaggio principale, è nell’età difficile dell’adolescenza, con il suo gruppo di amiche, le rivalità, la cattiveria di chi vuole prevaricare sugli altri per conquistare il ruolo di leader, la monotonia delle loro serate, il difficile rapporto con i familiari;
la tristezza di una mamma che non trova più altro scopo nella vita che fare la gattaia che sfama i gatti del quartiere, in conflitto con un’altra donna che vuole fare altrettanto;
la stanchezza di un padre morto dentro a causa della monotonia del suo lavoro e dell’apatia di una vita vissuta solo ai margini;
un fratello dai forti sentimenti razzisti, che crede di sapere già tutto della vita e di poter decidere della sorte degli altri;
i giostrai del Luna Park che offrono un diversivo ed un motivo di curiosità per pochi, ma un problema per la maggioranza della popolazione;
la pantera, metafora della paura, filo conduttore del romanzo, che sbrana i gatti del quartiere ………
ma Jenny non ci sta più, si lascia trascinare dalla curiosità e dal cuore alla ricerca di un’esperienza diversa dall’unica vita che le è stata finora offerta. È affascinata Jenny dal mondo dei giostrai che la coinvolgeranno, dalla bellezza dell’amore adolescenziale verso “uno di loro”, dalla ricchezza spirituale del diario che Paul, il giostraio saggio, le regalerà prima di fuggire.
Il messaggio per lei è quello di non lasciarsi morire dentro dalla quotidianità, di non permettere all’apatia di vincere sul desiderio di conoscenza.
“Solo quando i sogni vanno persi come lacrime nella pioggia, è arrivato il tempo di morire”, le scriverà.
E mentre la preoccupazione principale della popolazione è costituita dalla pantera che si aggira libera in città e dai giostrai che occupano il “loro” suolo, quella che sarebbe la vera notizia, cioè il traffico illecito dei rifiuti da parte di un’azienda locale che si avvale di una della famiglie del Luna Park per il lavoro sporco, passa inosservata.
Anche quando un gravissimo incidente farà precipitare la situazione ed emergere la verità, gli unici a dover pagare, con una sorta di linciaggio organizzato, saranno solo i giostrai.
Piccoli spaccati di vita reale, che risaltano alcuni aspetti mediocri e meschini della nostra società, leggende metropolitane, paure infondate, nonché la strumentalizzazione dell’informazione.
Un finale  a sorpresa, un animale del Luna Park abbandonato nella fretta della fuga, un animale che normalmente non attacca l’uomo, aggredisce proprio lei, la mamma di Jenny che, finalmente, aveva ripreso la normalità della sua esistenza, nella sicurezza del suo “impegno” di gattaia.
Il cerchio si chiude: colei che, con la sua stoltezza, ha impedito all’animale di ricevere le cure di cui abbisognava, ne è rimasta vittima.
Ma la civile convivenza non sarebbe forse la soluzione ideale?
Potremo mai essere orgogliosi di quello che siamo, con le nostre tradizioni, credo religioso, appartenenza politica, senza dover temere il giudizio o la discriminazione?
Ricco di spunti per accorate riflessioni, un libro rivolto ai giovani con un linguaggio moderno ed immediato, forse troppo colorito per alcuni, comunque adeguato al contesto per altri.
Attendiamo con impazienza di incontrare l’autore il prossimo 11 Ottobre."

Campagna "nastro rosa"