Dominique Manotti - Già noto alle forze di polizia (2010)
Dominique Manotti, francese, ha
iniziato a scrivere solo in età matura, a cinquant'anni. Non per vocazione,
dicono i suoi biografi, ma per aver perso l'illusione di poter cambiare in
meglio l'attuale società, come molti della sua (e mia) generazione hanno
sperato per decenni. Ha militato a lungo nella sinistra e nel sindacato.
Attualmente insegna storia economica moderna e contemporanea presso
l'università di Parigi.
Il senso del libro è tutta nella
breve nota iniziale, che riporto di seguito integralmente.
La
garanzia dei diritti dell'uomo e del cittadino ha bisogno di una forza
pubblica; questa forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per
l'utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata.
(Articolo
XII della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino - 1789).
La storia è ambientata a Parigi,
nell'estate del 2005, giusto prima che scoppiasse la durissima rivolta nella
sua banlieu. Protagonisti sono i poliziotti che lavorano al
commissariato di Panteuil, quartiere periferico della metropoli
francese. E la cui vita, non solo professionale, si intreccia con quella degli
emarginati, rom e extracomunitari, che abitano quella zona della città.
E non si tratta dei finti
poliziotti alla Cenerentola che ultimamente siamo abituati a vedere in TV.
I vari Colombo, Montalbano,
Derrick, Maigret, Rocca. Funzionari che tutti vorremmo incontrare nella nostra
vita ma che, leggendo le cronache quotidiane dei giornali, esistono forse più
nella mente dei loro autori. Pensiamo alla 'macelleria messicana' del G8 di
Genova o a Federico Aldrovandi, il ragazzo ucciso a botte dall'equipaggio di
una volante a Ferrara. Fatti gravissimi di abusi e violenze, solo per citarne
un paio, confermati poi da sentenze del Tribunale.
E questo senza nulla togliere a
chi invece fa ogni giorno il proprio dovere, in nome dello Stato, rischiando la
propria vita per un magro stipendio. Persone coraggiose e per bene che
ringrazio e rispetto.
Il libro parla però dei primi.
Quelli corrotti, coinvolti in traffici illeciti, gestori di giri di
prostituzione, violenti coi deboli e deboli coi forti, invischiati in trame
politiche oscure, razzisti, facili a tirar calci a chi è già a terra indifeso.
Quelli che ogni giorno abusano di quella forza pubblica della quale
parla il citato articolo XII.
In mezzo a questi veterani
corrotti capitano anche due reclute, subito sconvolte da quello che vedono
nelle prime giornate di lavoro al commissariato. La loro idea di giustizia
e legalità farà presto i conti con la realtà.
E infine due donne che
rappresentano due modi opposti di vedere il proprio incarico di poliziotta. La
prima, la bionda e bella commissaria Le Muir, donna di potere, vicina al
ministro, implicata anche in affari immobiliari poco chiari.
Completamente diversa è la
magrebina Noria Ghozali, comandante alla Prefettura di Parigi, che cerca
di capire quanto le sta accadendo intorno.
E' un libro duro, come tutti
quelli dell'autrice, ma molto utile per capire come certi meccanismi e metodi,
messi in campo per mantenere l'ordine, ottengano alla fine l'effetto contrario,
innescando delle reazioni incontrollabili, che possono mettere a ferro e a
fuoco un'intera città per giorni.
Ma è soprattutto un bel romanzo,
che chiamare noir è riduttivo. La Manotti utilizza infatti questo genere
narrativo per descrivere la società che la circonda.
E lo fa in modo molto coinvolgente
e magistrale.
Mirko
26/9/2012








