Massimo C. ci invia il suo parere su "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera
"Sullo sfondo
degli eventi svoltisi durante la “primavera” di Praga del 1968 e della
successiva occupazione della città da parte dei carri armati sovietici, si
snodano e si intrecciano le storie di quattro protagonisti.
Centrale è la
storia d’amore tra Tomàs e Tereza. Lui prima affermato medico, licenziato poi
per motivi politico-ideologici e diventato lavatore di vetri. Lei, approdata
nella vita di Tomàs “come un bimbo abbandonato in una cesta e affidato alla
corrente del fiume” prima cameriera e poi fotografa. E nonostante i continui
tradimenti di lui, a lui sempre devota. E’ assioma inconfutabile che l’amore
vero non richiede condizioni, confini, misura, ma erige la sua naturale
architettura sul sacrificio, sulla sofferenza, sulla dedizione assoluta,
sull’autenticità.
Durante il
romanzo, dal ritmo sì lento ma dall’intensità indiscussa, sovente l’autore si
sofferma su proprie dissertazioni filosofiche, però mai per mero
autocompiacimento, ma sempre con l’intento di porgere al lettore elementi
necessari per comprendere meglio l’interiorità dei personaggi.
Al termine della
lettura resta in bocca quel senso dolceamaro di ineffabile e di incomprensibile
che l’esistenza, solo a volte e solo a coloro con cuore e mente ricettivi,
concede di assaporare.
Forse è questo il
dilemma dietro il quale si annida la felicità, se quell’ineffabile e
quell’incomprensibile costituiscano la “leggerezza” della vita stessa o
piuttosto “insostenibile fardello” che tutti noi siamo condannati a portare ogni
giorno sulle nostre spalle.
Lo sbocciare
dell’amore secondo Kundera: “Tereza sa che il momento in cui nasce l’amore si
presenta così: la donna non resiste alla voce che chiama all’aperto la sua
anima; l’uomo non resiste alla donna la cui anima presta orecchio alla sua
voce”. Qualcuno in questo teorema, forse, saprà riconoscersi."