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sabato 17 novembre 2012

"Il cabalista di Praga" di Marek Halter - LEGGI TU CHE LEGGO ANCH'IO

Quartiere ebraico di Praga. Fine XVI secolo. Il sommo rabbino Judah Loew, profondo conoscitore della Kabbala, allo scopo di difendere il suo popolo dalle violenze dei cristiani crea con il fango della Moldava un gigante antropomorfo, indistruttibile e potentissimo, il Golem, infondendogli la vita attraverso un sortilegio.
Il Golem (da “gelem”, termine che affonda le proprie radici addirittura in un passo dell’Antico Testamento e che in lingua giudaica significa embrione, materia grezza) è la creatura di un'antica leggenda ebraica, più volte rielaborata sia in chiave letteraria che cinematografica. A quest’ultimo proposito – e per chi ne fosse incuriosito – consiglio oltre che la lettura del romanzo anche la visione del film muto del 1920 diretto da Paul Wegener dal titolo “Il Golem”, giustamente celebrato come uno dei capolavori della storia della settima arte.
Un po’ Adamo, un po’ mostro di Frankenstein, come questi il Golem dopo qualche tempo si ribellerà al suo destino sfuggendo di mano al suo creatore e abbattendo la propria forza devastatrice, conseguenza della collera divina, su quello stesso popolo che avrebbe dovuto proteggere. No, popolo d’Israele… non si fa così, non si schernisce e non si manipola a proprio uso e consumo - rendendolo ora schiavo, ora balocco, ora strumento di profitto - una misericordiosa concessione di Dio.
Ma il romanzo non è solo questo. Anzi, è molto di più visto che le vicende del Golem trovano spazio solo nell’ultima parte del libro. E’ anche spiritualità, insegnamento, scienza e storia (nella lettura si incontrano personaggi come Galileo, Tycho Brahe, Keplero e vengono citati addirittura Stalin e Hitler), riflessioni su amore, morte, destino e libero arbitrio.
Personaggi splendidamente affrescati come David, la voce narrante del racconto, discepolo entusiasta e tormentato del rabbino Loew, perennemente impegnato nelle sue missioni per mezza Europa (ma in realtà la missione più ardua è quella personale, la ricerca del proprio io), e la giovane Eva, che non avrebbe seguito il destino di un uomo come voleva la tradizione, ovvero a suggello di una vecchia promessa tra due famiglie, perché lei era libera e cercava l’uomo che avrebbe allargato la sua libertà…
Risuonano ancora nella mia mente, nonostante diversi giorni siano passati dal termine della godibilissima lettura, le sagge e illuminate parole del sommo rabbino: “Nessun destino è tracciato in anticipo, quaggiù come nel corso degli astri. E ciò che si legge nel bagliore delle stelle contiene più enigmi che certezze. Tendete dunque le mani e scegliete il vostro destino, ma non sperate che Dio vi risparmi dal dovere di compierlo.”
E’ indubbio che l'evoluzione di tale concetto – tanto semplice a dirsi – in regola reale di vita, processo per alcuni faticoso, per molti impensabile, richieda una robusta dose di coraggio.

Massimo C.

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