Martedì 20 novembre
2012
Cari amici del giovedì
(travestiti da amici del martedì)!
Nonostante le velleità
rottamatorie di noi giovani intemperanti, il gruppo di lettura prospera proprio
grazie alle differenze anagrafiche che permettono di guardare a ogni libro da
differenti prospettive, sfumando le diverse tonalità dell’interpretazione in un
quadro coerente.
Il libro sul tavolo questa sera è
“L’odore acido di quei giorni” di Paolo Grugni. La serata si apre con la
molotov di una critica negativa di chi ha vissuto come insegnante la fine degli
anni ’70. Viene espresso il fastidio per l’improbabilità dei personaggi del romanzo
e per la creazione di un’atmosfera non del tutto aderente alla realtà storica.
L’attacco provocatorio, che
avrebbe potuto scatenare una guerriglia all’ultimo sangue, in realtà è stato
smorzato al tavolo delle trattative. L’idea di fondo che ha attraversato i
negoziati è che ognuno di noi ha una sua percezione degli anni di piombo,
condizionata da età e provenienza.
I più giovani tra noi non hanno
vissuto gli anni ’70 e non li hanno studiati a scuola. Proprio per questo hanno
apprezzato la possibilità di scostare la tenda per affacciarsi su un’epoca i
cui strascichi riecheggiano, pur inariditi e immeschiniti, nelle manifestazioni
politiche di oggi.
Chi era giovane all’epoca dei
fatti sente come reale l’atmosfera ricreata nel romanzo, pur con delle
sfaccettature diverse a seconda della provenienza: nei piccoli paesi si
avvertiva l’eco quasi romantica di ideali e rivendicazioni positive, mentre la
parte tragica non veniva colta. Nelle città il clima del terrore era pervasivo:
gli attentati e le manifestazioni violente sono ben presenti nella memoria di
chi li ha vissuti da vicino.
Come ben detto da qualcuno, i
fatti di quel periodo non possono ancora essere considerati storia: mancano
troppi documenti (ancora secretati) per permettere alla cronaca di diventare
storia. Mancano troppi tasselli per ricostruire verità scomode e per svelare
segreti inimmaginabili. Il grande marasma degli eventi deve ancora sputare una
versione credibile di quello che è accaduto.
Grugni ha una visione
disincantata della realtà: vede l’ingenuo entusiasmo dei giovani
strumentalizzato da una politica marcia, la perdita di valori e di obiettivi
delle classi dirigenti, l’uomo che compie atti infami senza rimorso nascosto
dal velo della sua ideologia, il diritto all’informazione violentato, gli
spiragli di speranza in un cambiamento sociale richiusi brutalmente dagli
interessi politici.
Certo, dagli anni bui di lotta
sono usciti diritti senza cui oggi non potremmo vivere. Ma, guardando le piazze
di oggi, vuote e desolate per la massima parte oppure riempite di lacrimogeni
alla minima provocazione, viene spontaneo chiedersi dove sia finita la voglia
di credere nella Politica e nell’importanza del singolo cittadino di fronte
allo Stato.
Ci sono stati pareri contrastanti
da parte del gruppo di lettura sulla professione del protagonista, incaricato
di raccogliere gli animali colpiti dalle auto sulla strada. Da un lato è
sembrata una professione improbabile, dall’altro è piaciuta molto questa figura
di persona ai margini della società che trova un senso alla propria esistenza
nell’occuparsi di creature più fragili di lui. Mentre gli uomini del romanzo
risultano tutti, in diverse misure, macchiati da colpe o responsabilità gravi,
gli animali appaiono come le vittime ignare del progresso e della voglia
dell’uomo di dominare la natura.
La nostra Rita, rientrata
ufficialmente dopo il congedo parentale concessole dal gruppo per accudimento
di nuova lettrice in fasce, ci ha addolcito la serata piena di argomenti duri
da digerire. Ringraziamo la nostra piccola utente per averci concesso in
prestito la sua mamma per qualche ora.
Per il prossimo incontro, fissato
per giovedì 20 dicembre, leggeremo “L’accabadora” di Michela Murgia.
Vi anticipiamo anche che
l’incontro con Marco Balzano, autore de “Il figlio del figlio”, saltato per
problemi dell’autore, verrà recuperato giovedì 13 dicembre.

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